LA POSTA DEI LETTORI / Emergenza idrica ed il Comune di Cervia vende azioni di Hera

Martedì 11 Luglio 2017 - Cervia

I dati che stanno circolando in questi giorni sulla diminuzione della disponibilità d'acqua, sul crollo delle precipitazioni e della portata di fiumi e sorgenti e sull'aumento delle temperature medie, fanno emergere in tutta la sua drammaticità l'acuirsi di una crisi idrica che viene da lontano ed è il risultato principalmente dell'attività umana: sovrasfruttamento e inquinamento delle falde acquifere, inquinamento del reticolo fluviale superficiale, urbanizzazione, ecc..

 

Nel dibattito che si sviluppa ogniqualvolta si parla di crisi idrica, le grandi lobby economico-finanziarie s'inseriscono sempre per rilanciare la loro unica strategia volta alla mercificazione del bene acqua.
Per contrastare questa insensata tendenza, ispirata esclusivamente da motivi economici, in barba alla responsabilità sociale d'impresa che, soprattutto nel campo dei beni comuni, dovrebbe invece rappresentare la principale se non l'unica guida, già nel 2007 è stata presentata in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la quale sono state raccolte oltre 400.000 firme, con l’obiettivo di sottrarre le reti, il ciclo idrico integrato e l'erogazione dell’acqua alle leggi del mercato e per garantirne la gestione interamente pubblica ed il controllo diretto da parte della comunità locale.

 

Purtroppo il Parlamento italiano non solo non ha esaminato la proposta di legge d'iniziativa popolare ma il 19.11.2009 ha convertito in legge il DL n.135/2009 che, all’art. 15, include molti servizi di interesse generale, fra cui quelli idrici, fra i “servizi pubblici di rilevanza economica” imponendone di fatto la privatizzazione a far tempo dal 1° gennaio 2012.

 

Per l'ennesima volta si è provato a cancellare con un tratto di penna e a rimuovere dalla coscienza delle persone le reali cause di una crisi che, come scriveva V. Shiva già nel 2003 nel libro "Le guerre dell'acqua", è una crisi ecologica che ha cause commerciali ma non soluzioni di mercato.

 

Bene ha fatto il Consiglio Comunale di Cervia che, con l'ordine del giorno del 20 maggio 2010, ha impegnato il Sindaco e la Giunta “ad avviare tutte le azioni opportune al fine di contrastare le norme recentemente approvate riguardanti la privatizzazione della gestione delle risorse idriche e di tutti gli altri servizi di interesse generale; … definire le azioni necessarie per garantire una gestione ed un governo pubblico delle risorse idriche del territorio”; a modificare lo Statuto per “confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà”.

 

Oggi dobbiamo purtroppo constatare che si trattava solo di belle intenzioni alle quali non sono seguiti minimamente fatti. Al contrario la Giunta Comunale ha fatto di tutto per disattenderle, nonostante il referendum del 12-13 giugno 2011, quando 26 milioni di cittadini, il 95% dei votanti, hanno votato per affermare il principio che l'acqua è un bene comune e va per questo sottratta al mercato.

 

Gli interventi del Governo (con uno dei decreti Madia poi parzialmente bloccato dalla Consulta) , poi del Parlamento e infine del Consiglio di Stato, ha di fatto azzerato il pronunciamento referendario ed hanno creato un paesaggio dell'Italia dell'acqua in cui la presenza di aziende private è sempre più importante, sempre più predominante.

 

Ricordiamo altresì che, in occasione delle elezioni amministrative del 2014, Sinistra Ecologia e Libertà aveva chiesto al PD ed al candidato Sindaco di adoperarsi nelle sedi opportune per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato, per sottrarre l'acqua alle logiche finanziarie del mercato e che in sede di definizione del programma di mandato del candidato sindaco, il PD di Cervia e Luca Coffari abbiano sottoscritto questi punti.
Invece nel 2015 l'Amministrazione di Cervia ha ridotto le quote di partecipazione in HERA dando mandato a Ravenna Holding di lanciare una campagna di vendita di un pacchetto di azioni pubbliche.

 

Inoltre, nei giorni scorsi l'Amministrazione comunale ha venduto, attraverso una procedura accelerata, altre 1 milione e 100 mila azioni Hera, per un controvalore di oltre 3 milioni di euro, sostenendo che comunque gli azionisti pubblici aderenti al Patto parasociale, anche col meccanismo della cosiddetta maggiorazione di voto e con la foglia di fico del decreto del governo Renzi (che ha stabilito che nelle società pubbliche quotate in borsa la governance rimane pubblica anche riducendo al 45% le quote possedute), continuano a detenere il controllo della società.

 

Ma ancora una volta si sposta l'accento su motivazioni di ordine esclusivamente economico-finanziarie, che non tengono in nessun conto non soltanto la volontà popolare espressa con referendum e proposte di legge ma nemmeno dei loro stessi ordini del giorno.

 

Ma anche volendo rimanere nel campo economico, dobbiamo constatare che le tariffe dell'acqua sono aumentate più di ogni altro servizio pubblico, arricchendo i gestori con ingenti utili, che di fatto,  quando gli azionisti sono pubblici, si traducono in una tassa sui consumatori finali; che gli investimenti sono in decisa flessione; che le perdite delle reti aumentano (secondo Utilitalia, su 100 litri di acqua messi nelle reti ben 39 si perdono per strada) quindi se l'obiettivo della gestione dell'acqua «privata» in Italia era quella di ridurre gli sprechi, si può ben dire che sia stato mancato di gran lunga. Allora appare evidente che c'è qualcosa che non torna anche sul piano dell'efficienza del servizio e quindi sotto l'aspetto economico.

 

Insomma, il giudizio di fallimento dell'attuale sistema di gestione dell'acqua è un dato di fatto ben difficilmente contestabile che dovrebbe portare ad un'inversione di rotta immediata soprattutto alla luce della pesante crisi idrica in atto.

 

Invece il Comune di Cervia vende azioni che rappresentano il valore dei terreni, dei fabbricati, delle reti del Servizio Idrico, delle Isole Ecologiche, cedute alla società di gestione. Se e quando l'Amministrazione comunale volesse tornare nel pieno possesso di  quegli impianti e di quelle strutture, che nel frattempo avranno quantomeno mantenuto il valore di cessione, non avrà più il pacchetto azionario necessario a riscattarli, né avrà, data la perenne mancanza di liquidità, la disponibilità economica per acquistare azioni sul mercato, pregiudicando così definitivamente la possibilità di ripubblicizzare il Servizio Idrico Integrato.


Sinistra Italiana, Circolo di Cervia



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