LA POSTA DEI LETTORI / Quel no ricevuto dalla mia bambina di 4 anni al Museo del Sale di Cervia

Domenica 21 Agosto 2016 - Cervia

Mi chiamo Monica Caruana di Torino e, dopo aver trascorso per il settimo anno le vacanze a Cervia, vorrei poter denunciare la gravità del trattamento riservato alla mia bambina in occasione di una visita al Museo del Sale. E’ stata la seconda vacanza cervese per Alida di 4 anni che, abituata a frequentare luoghi da connotazione culturale, attendeva con ansia di ritornare al Museo del Sale di cui aveva conservato l’immagine per un intero anno sulla calamita attaccata al frigo di casa, di cui ricordava le sculture del veliero e del presepe, in cui immaginava di tornare più grande e capace di imbucare l’offerta per ricevere il “suo” pacchetto di sale.

L’avviso a grandi caratteri che accoglie all’ingresso i turisti (UN SOLO PACCHETTO DI SALE A TESTA) non lascia spazio all’immaginazione e chiarisce subito l’impossibilità di fare scorte per souvenir agli amici o grandi spese personali. Chiaro a tutti noi da sempre. Ma è altrettanto chiaro che la regola non dà il diritto di “un solo pacchetto a famiglia”, bensì uno a persona.

L’episodio che ci ha visti coinvolti il 15 agosto alle 22.30 davanti al bancone delle offerte è qualcosa che rimanda all’ignoranza, alla discriminazione, all’incapacità di riconoscere valore culturale al lavoro che le persone addette ai lavori svolgono. Io e la mia famiglia, partiti a piedi da Pinarella per portare finalmente la piccola a rivedere il così tanto atteso museo, abbiamo rivisitato e raccontato nuovamente la storia delle saline e del sale di Cervia alla nostra piccola che crescendo ha sempre orecchie nuove per assorbire il mondo. Poi, come rito vuole, abbiamo avviato la processione al banco delle offerte dove i nonni hanno imbucato il loro denaro e ricevuto il loro sale, dove la mamma ha fatto altrettanto, dove la piccola, imbucate le sue monete, riceve un bel “NO! I BAMBINI NON CONTANO COME PERSONA. ABBIAMO POCO SALE”.
La nostra obiezione a sostegno dell’identità di persona di un individuo, se pur minorenne ma già consapevole, e del diritto di un pacchetto a testa come recita la regola del museo, non ha trovato nessuna forma di accoglienza. Al museo è rimasta l’offerta della bambina che è uscita a mani vuote.

Un triste gesto proprio rivolto alla persona più preziosa del gruppo, la generazione successiva, colei verso cui è rivolto l’intento culturale del Museo, col suo fine di valorizzare le risorse e la storia del territorio, col suo obbiettivo di tramandare e preservare una tradizione. La salvaguardia della cultura sta nel seminare bene ai bambini. Noi come famiglia quella sera abbiamo fatto il nostro, il personale del museo invece “ha fatto il resto”. Quest’anno Alida è uscita dal museo senza entusiasmo, chiedendo perché lei NO. Questo è quanto ricorderà del Museo di Cervia dopo quest’anno.

Con rammarico.

Monica Caruana mamma di Alida

Commenti

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  • Monica, sono un cervese padre di una bimba sofia di 7 anni,credo che tutto stia nel buon senso di chi gestisce questa cosa...Nn capiscono che il valore di un sorriso di un bimbo è la felicità di un genitore nel vederlo felice!!!!! Mi scuso a nome di Cervia... Con la speranza che il tuo messaggio venga letto anche dal nostro sindaco.

    21/08/2016 - RONIN

  • purtroppo anche noi siamo tornati per l'ennesima volta a vedere la burchiella e mio figlio entusiasta trascinava il padre per fargli vedere al più presto quanto lui già aveva visto ed ammirato...quando è stato ammonito in malo modo all'entrata urlandoglu 'non si corre qui bambinio" che ha lasciati interdetti noi figuriamoci il piccolo che oltretutto esortava ma non correva! In certi posti occorre che il volontariato sia fatto con il cuore non imposto come sembra...

    24/08/2016 - Patrizia



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